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Vivere (nascosti) da gay in Uganda
« on: March 12, 2014, 15:39:04 PM »
Vivere (nascosti) da gay in Uganda

Viaggio nel Paese che ha appena approvato una dura legge omofoba. I giovani omosessuali si raccontano: «Passano i nostri nomi ai giornali E cominciano a seguirci»


di Michele Farina @mfarina9


Due studenti ugandesi costretti a nascondere la loro identità dopo l’entrata in vigore della legge che condanna gli omosessuali all’ergastolo: l’idea di usare le maschere viene dal fatto che alla prima conferenza stampa degli attivisti gay alcuni anni fa (quando i gay erano sempre perseguitati ma non come oggi) alcuni si presentarono mascherati per proteggersi

KAMPALA - «I gorilla di montagna sono più protetti di noi gay in Uganda». Mosha fa una risata forzata al telefono. Preferisce non muoversi: «Di questi tempi meglio non uscire». Edgar e Derrick invece arrivano sulla strada sterrata in boda-boda, i mototaxi ronzanti ed economici che avvolgono questa città alveare dove Google sta seminando i cavi della fibra ottica. Si conoscono. Sono gay. «Gli amici etero hanno preso le distanze: hanno paura. E anche noi non ci fidiamo: e se ci denunciano?». Una retrograda modernità: Edgar e Derrick studiano economia e informatica all’università, si scambiano messaggi su WhatsApp, però qui se li arrestano rischiano l’ergastolo.

 

Spedizioni punitive, tentati suicidi, sfratti forzati

Nomi finti, storie vere, maschere al volto per farsi fotografare. Come dieci anni fa, alla prima conferenza degli attivisti gay a Kampala, quando c’era chi aveva paura di uscire allo scoperto. Cos’è cambiato? «Che adesso ci guardiamo le spalle più di prima - dice Edgar -. A un mio amico è successo pochi giorni fa: hanno passato il suo nome ai giornali, i paparazzi l’hanno seguito, è uscita la foto a tutta pagina». Ecce gay. «È dovuto andar via di casa, è stato picchiato da una banda per la strada. Ce lo dicevano da un po’: “Se passa la legge, vedrete come finisce”». Il 20 febbraio è passata. Hassan Shire, direttore dell’organizzazione per i diritti umani «Defend Defenders», dal suo ufficio al primo piano della Human Rights House denuncia il rischio di «soffocamento delle libertà civili in Uganda»: si registrano almeno cinque casi di spedizioni punitive contro i gay, tentati suicidi, sfratti forzati. «Siamo underground» dicono Edgar e Derrick. Un milione di clandestini, secondo alcune stime. Divisi, nascosti nelle case. Non c’è qualche locale? «Ci sarebbe il Gloria, ma chi si fida adesso?». Una casa, due ragazzi mascherati.
«A un mio amico è successo pochi giorni fa: hanno passato il suo nome ai giornali, è uscita la foto a tutta pagina: è dovuto andar via di casa, è stato picchiato da una banda per la strada»
 E una ragazza, Diane, che ci mette la faccia e il cognome. Diane Sydney Bakurraira è un’attivista di «Smug», uno dei gruppi che si battono per i diritti degli omosessuali. È abituata a essere discriminata: a scuola l’hanno espulsa quando hanno scoperto le sue lettere d’amore a una ragazza. Alla FedEx l’hanno licenziata e il capo le ha spiegato: «Sorry, questione politica, se non lo faccio, cacciano me». Ma ora il gioco è più duro. Dopo che il presidente Museveni ha firmato la legge che prescrive per gli omosessuali il carcere a vita e invita gli ugandesi a denunciarli alle autorità, Diane e la sua compagna hanno deciso di smettere di vivere insieme: «L’altro giorno sono tornata a casa e ho trovato i vicini minacciosi davanti al mio cancello. Mi guardavano e pregavano Dio di allontanare i diavoli gay». È vero, dice Derrick, «qui non ci frustano come nel Nord della Nigeria. Dovremmo festeggiare?».

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Intero Articolo/Originale: http://www.corriere.it/esteri/14_marzo_10/vivere-nascosti-gay-uganda-c969587e-a822-11e3-97ba-b84d3d5b7e07.shtml