Author Topic: Snowden: "Spiate Cina e Hong Kong. Io, né eroe né traditore. Sono un Americano  (Read 1894 times)

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enrica

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Datagate, Snowden: "Spiate Cina e Hong Kong. Io, né eroe né traditore. Sono un americano"

Irreperibile da lunedì, l'ex informatico Cia è tornato a farsi sentire con un'intervista al South China Morning Post, in cui parla della sua scelta di fuggire a Hong Kong e rivelare i dettagli del programma di sorveglianza dell'intelligence statunitense: "Non sono qui per nascondermi dalla giustizia, ma per rivelare i crimini e l'ipocrisia del governo Usa"


HONG KONG - "Non sono né un traditore né un eroe, sono un americano. Credo nella libertà di espressione. Ho agito in buona fede, ma è semplicemente giusto che il pubblico si faccia la propria opinione". È la prima battuta di un'intervista esclusiva del South China Morning Post a Edward Snowden, 29 anni, l'ex informatico Cia che si è rifugiato a Hong Kong e di cui si sono perse le tracce.

La data di pubblicazione è quella odierna, ma il sito non precisa quando è stata realizzata. Nell'intervista il fuggitivo Edward Snowden, la talpa in forze nella sede hawaiana del contractor privato Booz Allen Hamilton, parla dei cyber attacchi alla Cina e a Hong Kong, rivela i dettagli del programma di sorveglianza dell'intelligence statunitense. E racconta quelli della sua fuga, iniziata il 10 giugno, quando ha fatto perdere le tracce.

In sintesi, questi i passaggi più significativi dell'intervista a Snowden, condotta dalla giornalista Lana Lam: il programma Prism della National Security Agency (Nsa) si è esteso al controllo di comunicazioni delle istituzioni come della gente comune di Hong Kong e del resto della Cina; gli Usa stanno esercitando una arrogante pressione diplomatica su Hong Kong per ottenere la sua estradizione; la legge di Hong Kong lo proteggerà dagli Usa; Snowden teme costantemente per sè e per la sua famiglia.

Da Hong Kong, dove arrivò il 20 maggio in fuga dalle Hawaii, Snowden afferma: "Chi pensa che io abbia sbagliato scegliendo Hong Kong ha frainteso le mie intenzioni: io non sono qui per nascondermi dalla giustizia, sono qui per svelare un crimine".

Secondo Snowden, le attività spionistiche aventi ad oggetto la Cina e Hong Kong ebbero inizio nel 2009, ma, sottolinea, nessuno dei documenti sottratti conteneva informazioni relative all'apparato militare cinese. Seppur centinaia, le attività di hacking in Cina erano solo una piccolissima frazione delle 61mila operazioni di spionaggio condotte a livello globale dalla Nsa. "Attaccavamo la spina dorsale delle reti, come importanti router internet, che ci davano accesso alle comunicazioni di centinaia di migliaia di computer senza doverli violare uno per uno. Grazie alla nostra sorveglianza abbiamo fermato decine di potenziali attentati terroristici", ha detto il direttore della National Security Agency, Keith Alexander, nel corso di un'audizione in Congresso.

"Fino alla scorsa settimana, il governo americano agiva felicemente nell'ombra senza alcun rispetto per il consenso dei suoi governati, ora non potrà più farlo: la società, a ogni livello, chiede resoconte e supervisione sull'accaduto". Snowden, poi, motiva così la decisione di diffondere le informazioni: per dimostrare "l'ipocrisia del governo americano quando afferma che non prende di mira infrastrutture civili, a differenza di quanto fanno i suoi nemici. Non solo lo fa, ma teme così tanto che si sappia che ha intenzione di usare ogni mezzo, anche l'intimidazione per vie diplomatiche, per evitare che queste informazioni siano rese pubbliche".

Usa pronti a tutto pur di farlo tacere, dunque. "Infatti, io non mi sento al sicuro - prosegue Snowden -, per via della pressione che l'amministrazione Usa sta esercitando su Hong Kong, ma so che Hong Kong è dotata di una forte tradizione di civiltà capace di tutelarmi. Voglio chiedere ai giudici e alla gente di Hong Kong di decidere il mio destino. Non ho nessun motivo di dubitare del vostro sistema giudiziario. Resterò fino a quando non mi manderanno via".

Snowden racconta di non aver mai contattato i familiari e di temere per la sua salute come per la loro. "Non mi sentirò mai al sicuro. Da ogni punto di vista, la situazione è molto difficile per me. Ma dire la verità in faccia al potere non è mai senza rischi. E' stato difficile, ma sono felice nel vedere l'opinione pubblica mondiale rivoltarsi contro queste sistematiche violazioni della privacy".

"Tutto ciò che posso fare adesso è fare affidamento sulla mia preparazione e sperare che i governi nel mondo si rifiutino di farsi intimidire dagli Stati Uniti nella sua persecuzione di persone alla ricerca di asilo politico". Alla domanda se l'asilo gli sia stato offerto dal governo russo, Snowden ribadisce: "Sono felice nel constatare che esistono governi che rifiutano di farsi intimidire dal Grande Potere".

Quanto al sostegno delle decine di migliaia di persone che si sono mobilitate firmando una petizione perché gli Stati Uniti lo perdonino, mentre altri hanno donato soldi alla causa, Snowden si dice "veramente grato. Ma chiedo a quella gente di agire nel proprio interesse, che usi quei soldi per scrivere lettere a un governo che non rispetta la legge e lo definisce nobile".

"La verità - conclude Snowden - è che io ho agito assumendomi un grande rischio personale per aiutare la popolazione mondiale, senza pensare che sia americana, europea o asiatica". Come per Assange il suo modo di agire è stato giudicato giusto da alcuni, condannato da altri. "Ma io non sono un'eroe e non sono un traditore. Sono un americano".

Gli attivisti hanno intanto programmato un corteo in sua difesa per sabato. La protesta è stata organizzata dal sito In-media: "Chiediamo che Hong Kong rispetti le procedure di protezione per Snowden, e condanniamo fermamente il governo Usa per aver violato i nostri diritti e la privacy", ha detto il gruppo di protesta in un comunicato.

Le autorità di Hong Kong hanno un accordo di estradizione con gli Stati Uniti, firmato nel 1996, un anno prima che il controllo della città passasse dal Regno Unito alla Cina (che aveva comunque confermato l'impegno). Secondo l'accordo, entrambe le parti possono rifiutarsi di consegnare una persona, in caso di reati politici. Inoltre, Pechino può opporre il suo veto in caso di implicazioni per "la difesa, la politica estera o l'interesse nazionale" del paese. Ma il governo cinese non si è ancora pronunciato.

Il direttore dell'Osservatorio dei Diritti Umani di Hong Kong, Law Yuk-kai, si è detto sorpreso della scelta di Snowden: "Il suo ottimismo sul nostro sistema giudiziario non corrisponde alla realtà in alcun modo". Una delle possibili ragioni della sua scelta potrebbe invece essere il sistema dei media e dell'informazione di Hong Kong. "Usarlo complicherebbe gli sforzi degli Usa di denunciare Snowden e di richiederne l'estradizione".

Nel frattempo, è giallo suIla diffusione da parte del britannico Guardian e dell'americano Washington Post di appena cinque delle 41 slide avute da Snowden. E' intorno a quelle cinque slide ruota l'intero Datagate. Le diapositive illustrano a grandi linee in cosa consisterebbe Prism, il programma segreto con cui alcune agenzie federali statunitensi, in particolare la National Security Agency, sorvegliano mezzo mondo. A partire dai propri cittadini. Mancano all'appello circa 36 slide.

L'ex informatico Cia avrebbe tentato di ricevere, dai giornalisti a cui si è rivolto, garanzie affinché le tavole di PowerPoint fossero diffuse tutte e subito. "Snowden ci aveva chiesto la garanzia che il testo integrale della presentazione sarebbe stato pubblicato entro 72 ore dalla consegna  -  ha raccontato Barton Gellman del Post -  gli ho risposto che non gli avremmo potuto dare alcuna garanzia su cosa avremmo pubblicato e su quando l'avremmo fatto". Da lì, la scelta di pubblicare quattro diapositive, salvo poi aggiungerne una successiva, forse la numero otto.

Le testate coinvolte procedono con cautela e nell'immediato non hanno alcuna intenzione di distribuire tutte le slide. Almeno le più dettagliate. Una, in particolare, "non sarà pubblicata perché contiene informazioni specifiche sulla Nsa", ha scritto Glenn Greenwald, l'avvocato e blogger del giornale britannico che per primo ha firmato la notizia, sul suo profilo Twitter.
 

(12 giugno 2013)

http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/12/news/snowden_intervista-60940940/

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Datagate, Snowden: “Gli Usa spiano anche i computer in Cina e a Hong Kong”

La "talpa" torna a parlare in un'intervista al South China Morning Post: "Le operazioni di hackeraggio sono state oltre 61mila con centinaia di bersagli". La replica della Nsa: "Grazie alla nostra sorveglianza abbiamo fermato decine di potenziali attentati"

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 12 giugno 2013



Edward Snowden, la “talpa” del Datagate, ha detto al South China Morning Post che computer in Cina e a Hong Kong sono stati presi di mira da spie del governo americano fin dal 2009. Secondo Snowden le operazioni globali di hackeraggio della Nsa sono state oltre 61mila con centinaia di bersagli a Hong Kong e su territorio cinese. Nell’intervista esclusiva Snowden dice di non essere “né un traditore né un eroe”, piuttosto, spiega, “sono un americano”. Il suo gesto è una “denuncia dell’ipocrisia del governo Usa che afferma di non prendere di mira installazioni civili a differenza dei suoi avversari”. La talpa sostiene anche che a Hong Kong è stata spiata l’università oltre a uomini di affari. Ha fatto vedere al South China Morning Post una serie di documenti, ma nessuno contiene informazioni a carattere militare, riporta il giornale. Tra gli obiettivi a Hong Kong, secondo Snowden, ci sono funzionari dello stato e l’università cinese, uomini di affari e studenti. I documenti rivelano anche attività di hackeraggio in Cina: “Entriamo nei gangli delle reti di comunicazione, in sostanza grandi router, che ci danno accesso alle comunicazioni di centinaia di migliaia di persone senza dover piratare ogni singolo computer”.

La Nsa: “Grazie alla nostra sorveglianza abbiamo fermato decine di attentati”
A fare da contraltare alle dichiarazioni di Snowden l’audizione al Congresso americano del direttore della National Security Agency, Keith Alexander: “Grazie alla nostra sorveglianza – ha rivendicato – abbiamo fermato decine di potenziali attentati terroristici. Alexander ha quindi difeso con forza l’operato della sua agenzia: “Abbiamo vigilato e la raccolta di dati sulle telefonate è spesso necessaria. Come si pensa avvenga la sorveglianza?”. Il capo della Nsa ha aggiunto: “Non vedo un compromesso tra sicurezza e libertà Non c’è scelta, dobbiamo portare avanti i due discorsi contemporaneamente”. Il direttore della Nsa ha parlato anche di “gravi preoccupazioni” riguardo al livello di accesso a informazioni riservate da parte della “talpa”: “Snowden sembra avere grandi capacità sul fronte informatico”, ha aggiunto, spiegando come si stia indagando su come la talpa sia riuscita ad avere quel livello di accesso a informazioni riservate.

Bloomberg: “E’ ancora a Hong Kong”. Assange: “Vai in Russia o in Sud America”
Secondo Bloomberg Snowden è ancora a Hong Kong: starebbe cercando di contattare diverse organizzazioni per i diritti umani e avvocati di Hong Kong per chiedere aiuto. L’ex tecnico della Cia al centro dello scandalo non si trova più al Mira Hotel, da cui se ne è andato lunedì, ma si sarebbe trasferito in una casa considerata sicura, in attesa di elaborare la prossima mossa. Gli Stati Uniti d’altra parte stanno facendo pressioni su Hong Kong per l’estradizione, ha detto Snowden: “Vogliono impedirmi di continuare il mio lavoro – ha detto l’ex contractor – Oggi non mi mi sento sicuro per la pressione che il governo americano sta esercitando su Hong Kong, ma so anche che Hong Kong ha una forte tradizione civile a protezione dei whistleblowers”, cioè gli informatori segreti.

Nelle ore precedenti che il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ha consigliato a Snowden di “valutare la proposta” russa di dargli asilo “o di cercare una proposta simile in Sudamerica”. Il Cremlino si è già detto pronto a offrire un possibile asilo a Snowden, ma la talpa della National Security Agency ha fatto sapere di voler rimanere a Hong Kong. Assange vive da un anno nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per sfuggire a un’estradizione verso la Svezia, dove è accusato di stupro, che potrebbe portare a un’ulteriore estradizione negli Stati Uniti che intendono processarlo per la pubblicazione sul sito di Wikileaks di milioni di cablogrammi diplomatici Usa.

L’imbarazzo di Obama, da accusatore a accusato
Così nell’eterna lotta Usa-Cina sulla cybersicurezza finisce che Barack Obama rischia di passare da grande accusatore a grande accusato, da vittima a carnefice. La Casa Bianca continua infatti a ignorare le parole di fuoco di Snowden. Da Washington arriva un silenzio assordante che mette in evidenza il fortissimo imbarazzo di Obama nei confronti dell’opinione mondiale, soprattutto per quanto riguarda la tensione tra le due grandi potenze sul fronte cruciale della lotta ai pirati informatici. Già la scorsa settimana, con il continuo bombardamento a colpi di scoop sui media, è emerso in tutto il suo scalpore, l’enorme sistema di controllo della rete da parte del governo Usa sulla rete mondiale.

Venerdì, lo stesso Obama tentò una timida difesa, sostenendo che questi controlli erano assolutamente legali e circoscritti, finalizzati alla prevenzione del terrorismo e che il Congresso era stato sempre tenuto al corrente. Tuttavia, le rivelazioni non si fermarono. E la scoperta del cosiddetto Programma Prism, il controllo sul web al livello mondiale, mise inevitabilmente in ombra il vertice informale, per certi versi storico con il nuovo presidente cinese Xi Jinping. Scoop che di fatto già all’epoca, prima ancora che Edward uscisse allo scoperto e facesse le sue accuse, indebolirono la posizione di Obama. Un timing talmente perfetto che a molti sembrava seguire una regia precisa, occulta, con lo scopo di sabotare il vertice e far mantenere alta la tensione tra i due leader. Tanto che alla fine della due giorni californiana non è seguita alcuna dichiarazione congiunta, sintomo che al di là degli impegni su Corea del Nord e cambio climatico, sul tema centrale, la sicurezza informatica, le posizioni erano rimaste distanti.

 

E poche ore prima che la “talpa” rivelasse la sua identità con il video postato dal Guardian, in due conferenze stampa distinte, toccava agli spin doctor dei due leader, Obama e Xi, cercare di indirizzare la comunicazione. Tom Donilon, responsabile della Sicurezza Nazionale, riferiva di un Obama durissimo su questo punto: “Durante i colloqui il presidente ha detto che se Pechino non affronterà seriamente il nodo della cybersicurezza, allora ci saranno ancora problemi nelle relazioni tra i due Paesi”. Una sorta di ultimatum, tenuto conto che da anni gli States accusano il governo cinese di appoggiare più o meno apertamente attentati informatici a giornali, ministeri e imprese americane. Nel briefing parallelo, un consigliere di Stato cinese, Yang Jiechi, con linguaggio diplomatico, ha concesso che la Cina intende concentrarsi sulla cooperazione con gli Usa riguardo a questo tema “che non deve essere fonte di scontro”. Poi però, ha lasciato cadere una frase sibillina: “Tuttavia anche la Cina è vittima di attacchi”. Poche parole, che però oggi, alla luce delle accuse anti-americane di Snowden dal suo rifugio a Hong Kong, assumono un significato molto più chiaro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/12/datagate-snowden-usa-spiano-anche-computer-in-cina-e-a-hong-kong/624732/