Author Topic: Wikileaks : soldato cedette segreti , tenuto in carcere in isolamento  (Read 1393 times)

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Offline hermes.zoster

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Wikileaks : soldato cedette segreti , tenuto in carcere in isolamento
di Rico Guillermo

Il soldato statunitense Bradley Manning, accusato di aver ceduto migliaia di documenti classificati a Wikileaks, alla sbarra in tribunale ha avuto per la prima volta l'occasione di raccontare lo "stress" e la "distruzione" che sentiva dopo il suo arresto in Iraq nel 2010 e durante il regime controllato che ha subito prima di raggiungere gli Stati Uniti.

Il soldato, vestito in uniforme blu, è apparso calmo ed ha risposto eloquentemente alle domande del suo avvocato, il terzo giorno delle udienze del procedimento militare tenutosi questa settimana nella base di Fort Meade (Maryland), in attesa del giudizio in programma per il 4 febbraio. Manning ha descritto per più di cinque ore i dettagli del suo arresto, avvenuto nel maggio 2010 in Iraq, da dove è stato trasferito alle strutture militari statunitensi in Kuwait, prima di essere trasferito nella prigione della base di Quantico (Virginia) nel successivo mese di luglio.

"Ero in una situazione molto stressante e ricevevo pochissime informazioni," ha detto nel corso dell'udienza prevista per accertare se ha dovuto temere per la sua vita. "Ho pensato che stavo per morire in una cella" in Kuwait. Il soldato ha detto anche che è stato tagliato fuori dalla sua famiglia per nove giorni, dopo di ritiriro del telefono, come un desaparecido.

Manning ha detto che non ha ricevuto alcuna informazione quando è stato trasferito negli Stati Uniti, ma che ha tirato un sospiro di sollievo quando, in una sosta in Germania, ha appreso che la sua destinazione finale era Baltimora (Maryland) e non Guantanamo come temeva. Ha lamentato tuttavia di essere stato detenuto in una cella molto angusta che "non aveva una finestra o l'accesso alla luce del giorno."

Da luglio 2010 ad aprile 2011 è stato teuto in un rigido regime di massima sicurezza finalizzato alla prevenzione del suicidio, nonostante i due psichiatri che lo trattavano avessero detto che non era necessario. Tale regime imponeva che stesse 23 ore al giorno nella sua cella, privo di occhiali e di carta igienica, che doveva chiedere ogni volta, cosa che la difesa ha ritenuto "umiliante" e " punitiva". Doveva coricarsi con una sorta di camicia di forza. Il soldato non capiva perché è stato tenuto in queste condizioni e nel settembre 2010 ha iniziato a diventare impaziente.

Se il giudice che si occupa del caso, il colonnello Denise Lind, dovesse valutare il trattamento subito da Manning quale "pena preventiva illegale" potrebbe respingere le accuse, come inizialmente richiesto dalla difesa, o ridurre la sua pena in caso di condanna. Manning potrebbe dichiararsi colpevole di sette su ventidue capi di imputazione, fra cui raccolta e distribuzione non autorizzata di informazioni classificate del Pentagono e del Dipartimento di Stato, ma non di quello di aver aiutato il nemico, il più grave, che potrebbe comportare l'ergastolo.