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Offline _Olly_

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Bradley Manning sul banco dei testimoni
« on: December 04, 2012, 22:16:23 PM »
Dal sito: Daily
articolo:http://daily.wired.it/news/internet/2012/12/03/bradley-manning-testimone-processo-wikileaks-323456.html

Bradley Manning sul banco dei testimoni

Sarebbe la fonte dei documenti segreti rilasciati da WikiLeaks e rischia l'ergastolo. Ecco il racconto di due due anni e mezzo di carcere duro
 
03 dicembre 2012 di Lorenzo Franceschi-Bicchierai
 
Dopo più di due anni e mezzo di prigionia, più di 900 giorni, Bradley Manning, la presunta fonte delle più scottanti rivelazioni di WikiLeaks, ha finalmente parlato. Manning si è seduto sul banco dei testimoni giovedì e venerdì a Fort Meade, in Maryland, durante l'udienza preliminare del processo militare che potrebbe portarlo a spendere il resto della sua vita in un carcere federale.
 
Il procedimento preliminare è stato preteso dalla difesa, che ha chiesto alla giudice di ritirare tutte le accuse argomentando che il trattamento ricevuto da Manning durante la sua detenzione è stato così duro e ingiustificato da ammontare, in pratica, a una punizione anticipata – il che sarebbe illegale.
 
In particolare, Manning si riferisce agli otto mesi spesi nella prigione della base militare di Quantico, in Virginia. Durante quel periodo, il soldato era costretto a passare 23 ore al giorno rinchiuso in una cella di 180 centimetri per 240 centrimetri, sotto costante sorveglianza, senza poter fare alcun esercizio fisico a parte un'ora in cui, incatenato, poteva camminare in un'altra stanza, e 20 minuti di luce al giorno. Inoltre, doveva dormire quasi nudo, per evitare che utilizzasse i suoi vestiti per arrecarsi del dolore – per esempio per impiccarsi – e ogni mattina doveva stare nudo fuori dalla sua cella per farsi ispezionare prima gli venissero restituiti gli indumenti.


Foto di Patrick Semansky/AP

Queste condizioni erano giustificate, secondo gli ufficiali della prigione di Quantico, dalla convinzione che Manning fosse un pericolo per se stesso e avesse tendenze suicide. Come prova, l'accusa ha presentato alla giudice un lenzuolo rosa annodato, trovato nella cella di Manning in Kuwait, dove era stato portato dopo il suo arresto a Baghdad. L'accusa ha speculato che volesse utilizzarlo per impiccarsi.
 
Manning ha dichiarato di non ricordarsi di aver annodato il lenzuolo, ma ha ammesso di aver pensato al suicidio, cosa che aveva anche confessato ad uno psichiatra. “Non volevo morire, ma volevo uscire da quella gabbia. Gli ho detto che se fossi stato sicuro di riuscire ad uccidermi, l'avrei fatto”, ha detto.
 
Inoltre, in un formulario che gli chiedeva se avesse mai contemplato il suicidio, Manning scrisse: “Sempre a pianificare, mai ad agire”.
 
Nonostante ciò, due psichiatri che avevano visitato Manning a Quantico avevano avvertito gli ufficiali che le condizioni di detenzione del soldato erano esagerate e non necessarie, tanto da poter addirittura essere dannose alla sua salute mentale. Secondo loro, il soldato non mostrava segni di volersi uccidere. A Quantico però, nessuno ha dato retta ai consigli dei due psichiatri. “Non mi è mai successo niente di simile”, ha detto uno dei due, William Hocter.
 
Il procedimento continuerà la settimana prossima, con un'altra serie di testimoni. Per ora la difesa è riuscita almeno a dimostrare che all'interno della stessa prigione a Quantico c'erano voci dissidenti, che non erano d'accordo col trattamento riservato a Manning. Tuttavia, il governo è riuscito a dimostrare che il soldato perlomeno aveva pensato al suicidio, anche se soltanto all'inizio. È difficile predire se tutto questo sarà abbastanza per ritirare tutte le accuse. Più probabilmente la giudice deciderà di proseguire e il processo vero e proprio comincerà nel marzo 2013.
 
Manning è accusato di 22 reati, il più grave dei quali, “aiutare il nemico”, parte del delitto di spionaggio, potrebbe potenzialmente portarlo alla condanna a morte, anche se il governo ha dichiarato che chiederà soltanto l' ergastolo. L'avvocato di Manning probabilmente accetterà la colpevolezza del suo cliente per 7 dei 22 capi d'accusa, cercando di semplificare il processo e concentrandolo sulle accuse più gravi. La strategia di Manning, se fallisce questa udienza preliminare, sarà cercare di dimostrare che i documenti passati a WikiLeaks non hanno portato a nessun danno reale e, quindi, negare che abbia aiutato il nemico ed evitare l'ergastolo.
 
Prima della testimonianza di Manning, però, c'è stato un altro colpo di scena. Il governo americano ha annunciato che apporterà come prove alcuni documenti trovati nel computer di Bin Laden. Non è chiaro di che documenti si tratti, ma è facile speculare che il governo americano proverà a collegare i documenti rilasciati da WikiLeaks a Bin Laden, a supporto dell'accusa di aver aiutato il nemico.
 
L'udienza preliminare continuerà il 5 dicembre, quando almeno altri 12 testimoni si siederanno sul banco d'accusa e la vita del soldato ventiquattrenne sarà di nuovo sul tavolo.
 
(Credits per la foto: La Presse)